Accadde oggi: il 26 aprile 1986 il disastro di Chernobyl, la catastrofe nucleare più grave della storia

Un guasto al reattore numero quattro della centrale atomica di Chernobyl provoca il più grande incidente della storia dell’energia nucleare

Nella notte fra il 25 e il 26 aprile 1986 si verificò l’esplosione al reattore numero quattro della centrale atomica di Chernobyl nel momento in cui era in corso un test per il quale erano stati staccati i sistemi di sicurezza. Durante una prova per testare il funzionamento della turbina in caso di mancamento improvviso di corrente elettrica, errori umani e tecnica difettosa crearono le situazioni per il disastro. All’una e ventitré del 26 aprile 1986 il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl, raggiunge nel giro di venti secondi, cento volte la sua potenza nominale. Nel cielo notturno dell’Ucraina si innalza un’enorme nube radioattiva che diffonde il suo carico letale. Il pianeta si trova a fare i conti con la peggiore catastrofe tecnologica e ambientale nella storia dell’umanità.

Il disastro avvenne presso la centrale nucleare V. I. Lenin, situata in Ucraina settentrionale (all’epoca parte dell’URSS), a tre km dalla città di Pryp”jat’ e diciotto km da quella di Černobyl’, 16 km a sud del confine con la Bielorussia. Le cause furono indicate variamente in gravissime mancanze da parte del personale, sia tecnico sia manager, in problemi relativi alla struttura e alla progettazione dell’impianto stesso e nella sua errata gestione economica e amministrativa.

Nelle  settimane successive allo scoppio, a causa delle radiazioni , furono trentuno i lavoratori della centrale e i pompieri che persero la vita fra atroci sofferenze, ma il numero esatto delle vittime “ collaterali ” del disastro nucleare è tutt’oggi incerto e non vi è ora più alcun metodo di stabilire con certezza i deceduti diretti, ma specialmente quelli indiretti, deceduti in seguito, a causa di malattie .

L’incidente – Nella notte fra il 25 e il 26 aprile 1986 si verificò l’esplosione al reattore numero quattro della centrale atomica di Chernobyl nel momento in cui era in corso un quiz per il quale erano stati staccati i sistemi di sicurezza. Durante una prova per testare il funzionamento della turbina in caso di mancamento improvviso di corrente elettrica, errori umani e tecnica difettosa crearono le situazioni per il disastro. L’orologio segnava l’una, 23 minuti e 44 secondi.

Si rese essenziale evacuare più di 336. 000 persone in un perimetro assai ampio, dove il livello di radiazioni era divenuto insostenibile.
L’incidente fu classificato come catastrofico con il livello sette e massimo della scala INES dell’IAEA, assieme all’incidente avvenuto nella centrale di Fukushima Dai-ichi nel marzo 2011.

Soltanto il 27 aprile, 36 ore dopo l’incidente, furono evacuati i 45mila abitanti di Pripyat , la cittadina ad un passo da Chernobyl, e nei giorni successivi più o meno 130 mila persone in un raggio di 30 km dovettero lasciare le proprie case. In totale poi furono più o meno 350 mila gli individui evacuate dalla regione e costrette a trasferirsi altrove.

La giornata del 30 aprile 1986 fu “campale” per gran parte del nostro Continente, Italia compresa. Un flusso di correnti nord-orientali trasportò i radionuclidi verso l’Europa centro-orientale, settentrionale e parte di quella occidentale. Ricordiamo che un radionuclide è un nuclide instabile che decade emettendo energia sotto forma di radiazioni. I Paesi particolarmente colpiti furono la Finlandia e la Scandinavia, con livelli di contaminazione elevati. Livelli di contaminazione minori toccarono l’Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, l’Austria e i Balcani. Addirittura si registrò un incremento della radioattività sino sulle coste orientali del nord America.

Migliaia gli individui parteciparono alle operazioni, fra militari e civili. Si calcola che i “ liquidatori “, operai, pompieri, soldati, reclutati e volontari, siano stati nei mesi seguenti più o meno 700mila, provenienti non solamente da Ucraina, ma anche da Russia e Bielorussia, repubbliche che all’epoca dell’incidente facevano parte appunto dell’Unione Sovietica. Da Mosca l’ammissione del disastro arrivo soltanto il 14 maggio da parte del segretario dell’allora Partito comunista sovietico Mikhail Gorbaciov.

Ma il numero esatto delle vittime “collaterali” del disastro nucleare è tutt’oggi incerto e non vi è ora più alcun metodo di stabilire con certezza i deceduti diretti, ma specialmente quelli indiretti, deceduti in seguito, a causa di malattie. Sono decine di migliaia gli individui che si ammalarono a causa delle radiazioni dovute all’esplosione, le cui conseguenze furono inevitabili e devastanti.

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